Le polle del Crimiso

Testo di Giovanni Virzì        

 


Home              TuttaSicilia

 

Foto di Alberto Amoroso


L’area compresa tra il monte Inici e la città di Alcamo presenta delle condizioni idrogeologiche favorevoli all’esistenza di alcune sorgenti termominerali.

Infatti la presenza di rocce permeabili e di un sistema di faglie relativamente profonde consente alle acque meteoriche di infiltrarsi in profondità, riscaldandosi e poi risalire in superficie in sei punti lungo il corso del fiume Caldo.

Diversi sono i riferimenti mitologici a queste fonti. Diodoro Siculo descrive il viaggio di Eracle (Ercole per i Romani) che attraversa la costa settentrionale della Sicilia dal Peloro ad Erice e incontra le ninfe Egestee le quali, per rinfrancarlo dalle sue fatiche, fanno sgorgare le fonti calde di Egesta (o Segesta). Lo stesso fiume Caldo si può identificare con Crimiso, divinità fluviale che è raffigurata nei tetradrammi rinvenuti nell’area archeologica.

Oltre alla mitologia numerose sono le testimonianze storiche che ci attestano l’importanza di queste sorgenti nell’antichità. Diodoro Siculo parla delle calde acque segestane, Strabone dei caldi lavacri egestei nel VI° libro della sua Geografia e Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia XXI,61 accenna alle loro virtù terapeutiche: Nec vero omnes quae sint calidae medicatas esse credendum, sicut in Segesta Siciliae.

Anche gli arabi le apprezzarono a tal punto da erigere nei loro pressi il Calatha-met (Castello dei bagni).

La zona più suggestiva è quella di località Ponte Bagni accanto lo stabilimento delle Terme Segestane dove sono presenti quattro polle sulla sponda sinistra del fiume, con temperatura intorno a 47°C ed una portata complessiva di 110 litri al secondo.

Il luogo richiama alla mente la vicina forra di Segesta dato che si passa in un breve spazio da rive pianeggianti su cui crescono tamerici e canne palustri ad un piccolo canyon con blocchi rocciosi caduti nell’alveo del torrente ed alcune piccole cascate lungo il suo corso.

Lungo la sponda destra si osservano alte pareti verticali costituite da scaglia con una stratificazione molto fitta e sottile e che presenta colorazioni dal bianco avorio a diverse tinte di rosa.

Sulla sponda opposta affiora un deposito di travertini di Alcamo, risalenti al Pleistocene superiore, del tutto simili a quelli che formano l’altopiano su cui poggia l’omonimo comune. Si tratta di calcari che si formano quando le acque calde, giungendo in superficie, perdono i gas ed il carbonato di calcio in esse disciolto si deposita. Questo ingloba tutti quei detriti vegetali o anche animali che sono presenti sul terreno i quali, in seguito, vengono decomposti così che all’interno della roccia rimangono numerose e caratteristiche cavità.

La presenza di queste due rocce abbastanza diverse ha permesso al fiume di realizzare un tipico caso di erosione differenziale.

Così sulla scaglia le acque hanno intagliato delle pareti quasi verticali, mentre sui travertini si sono formate delle caratteristiche nicchie (chiamati tafoni o conchi) che si sviluppano verso l’alto e verso l’interno della roccia.

A circa 1 km. verso est, vicino alla stazione ferroviaria di Alcamo, un altro punto di affioramento è quello delle Terme Gorga con due polle a temperature intorno a 49°C ed una portata complessiva di 80 litri al secondo.

Queste fonti erano certamente note fin dall’antichità e sono menzionate dal viaggiatore arabo Edrisi nel suo Libro di Ruggiero, resoconto del viaggio compiuto in Sicilia intorno al 1140.

Nel 1833 e nel 1862 furono oggetto di studio da parte di Giuseppe Lombardo-Giacalone e Giacomo Adragna-Fiorentino.

Nella statistica delle acque minerali del Regno d’Italia pubblicata nel 1869 sono elencate sei fonti: Bagno di Calamet, Bagno della regina, Bagno delle femmine, Fontana di P. Girolamo, Gorgo caldo e Sorgente nuova.

Dal punto di vista chimico tali acque vengono classificate come cloro-solfato-alcalino-terrose; le quantità quasi equivalenti di calcio e solfato ed i relativi studi geochimici provano che il loro contenuto sulfureo deriva dallo scioglimento della serie (1) gessoso-solfifera presente nel sottosuolo ed affiorante nei dintorni di Vita e Calatafimi, che tali acque attraversano durante la loro risalita.

Esse sono utilizzabili per bagni a scopo terapeutico ed i fanghi sono indicati per la cura di reumatismi, artriti, artrosi, sciatica, uricemia, affezioni allergiche, esiti di fratture ossee, gotta e malattie della pelle.

Purtroppo tra i numerosi frequentatori alcuni, irrispettosi del fascino del luogo, lasciano tracce sgradite della loro sosta per cui è auspicabile che, prima possibile, l’area venga anzitutto dotata di alcuni elementari servizi come una passerella in legno per l’attraversamento del corso d’acqua e di cestini per rifiuti e sia affidata in gestione anche per evitare più gravi episodi come quello del furto di acqua vicino Ponte Bagni denunciato dagli ambientalisti nell’estate del 1993.

(1) = insieme di strati rocciosi paralleli


Fiume Crimiso visto dal canyon
 

 

Le due litologie: scaglia a sinistra e travertini a destra
 

 

La polla principale
 

 

Fiume Crimiso