Monte Cofano

Testo di Giovanni Virzì


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Foto di Alberto Amoroso

 

Questo promontorio di suggestiva ed incontaminata bellezza si erge lungo la costa tra Bonagia e San Vito Lo Capo con la sua caratteristica forma piramidale fino alla quota di 659 metri.

Nonostante la sua limitata estensione superficiale esso presenta una notevole valenza sia per i suoi aspetti naturalistici che antropologici.

Il monte è formato da un complesso di dolomie, rocce carbonatiche che sono le più antiche affioranti in provincia e risalgono al Triassico superiore, ovvero circa 200 milioni di anni fa e sono separate per mezzo di una piccola sella dalla confinante area di Marcato Gnarosa, intensamente coltivata a cave di marmo.

Partendo dalla spiaggia di Cala Buguto sul lungomare di Cornino verso contrada Macarese inizia un sentiero che gira tutto intorno al perimetro del monte.

Si attraversa un’ampia distesa ricoperta da Chamaerops humilis (palma nana o giummarra) e Ampelodesmos mauritanica (ampelodesma o disa) particolarmente diffuse sui versanti occidentale e meridionale arrivando in prossimità di alte pareti a strapiombo modellate da faglie e dagli agenti atmosferici fino a formare dei picchi solitari e sculture naturali, come il cosiddetto omu di Cofano e che costituiscono un rifugio ideale per l’avifauna che annovera diversi falconiformi ed uccelli marini.

La costa diventa alta, rocciosa, con un’alternanza di falesie e piccole baie come il Passo della Zita ed in alcuni tratti si sviluppa la formazione del trottoir a vermeti, un deposito dovuto a un mollusco, un Vermetus che è il corrispondente, alle nostre latitudini, delle barriere coralline tropicali.

Lungo il sentiero si incontra la torre di San Giovanni che appartiene al sistema delle torri costiere di avvistamento di epoca spagnola, recentemente restaurata, la chiesetta del Crocefisso, da oltre un secolo meta di pellegrinaggio per gli abitanti di Custonaci e Castelluzzo nell'ultimo venerdì di marzo e, poco oltre, si apre l’omonima grotta che presenta un ingresso con una forma perfettamente triangolare.

Da segnalare anche un’edicola scolpita con pregevole fattura nella roccia, risalente al Settecento con la raffigurazione di San Nicola ed i resti della tonnara di Cofano, attiva fino alla metà dell'Ottocento con la relativa torre di difesa che presenta una particolare pianta cuneiforme, unica in Sicilia, in grave stato di abbandono.

A breve distanza da questa sorge lo scoglio Scialandro che alcuni studiosi indicano quale teatro della gara navale nell’ambito dei ludi di Enea descritti da Virgilio nel quinto libro dell’Eneide.

In quest'area è presente una flora molto ricca che annovera ben 325 specie con diverse orchidee terricole e le spettacolari fioriture di Giaggiolo bulboso (Iris planifolia) nel mese di gennaio. Degne di nota anche alcune specie endemiche come la Brassica drepanensis, la Scabiosa limoneifolia e l'asperula rupestre e soprattutto lo Hieracium cophanense esclusivo di M. Cofano e di M. Passo del Lupo nella riserva dello Zingaro.

Numerosi sono i segni della presenza dell'uomo in questa zona fin dai tempi preistorici come testimoniano i graffiti e gli utensili litici rinvenuti nelle grotte esistenti, Miceli, Buffa, del Crocefisso e Mangiapane. In quest'ultima, abitata fino agli anni Cinquanta, viene allestita una suggestiva rappresentazione del Presepe vivente con la riproposizione degli antichi mestieri legati alla tradizione contadina.

Percorrrendo un sentiero che inizia da Baglio Cofano e si snoda sul versante meridionale, si giunge fino alla sommità del monte dove si estende un’area pianeggiante nota come Piano Saraceno sul quale stati rinvenuti frammenti ceramici greco-romani risalenti all'VIII° secolo a.C. ed altri resti che recenti studi archeologici attribuiscono ai ruderi dell'antica città di Eraclea.

Dalla cima della montagna si gode uno stupendo panorama lungo tutta la costa che si estende da monte Erice fino a Capo San Vito e verso l'interno.

Nel giugno 1991 l'area è stata dichiarata riserva naturale e la sua gestione venne affidata all'Ispettorato Ripartimentale delle Foreste.

Si auspica che tale ente, che ha già operato bene in altre aree come la riserva dello Zingaro, intervenga per realizzare alcuni preliminari e necessari interventi quali la sistemazione del sentiero principale e di quelli secondari, il recupero dei casolari rustici, la costruzione di un’area attrezzata adiacente alla tonnara ed il restauro della sua torre.

Inoltre si dovrebbero attuare altre iniziative, anche per mezzo di convenzioni con associazioni ambientalistiche e di volontariato, come la creazione di punti-visita, di un museo naturalistico nella torre della tonnara, l’organizzazione di escursioni guidate sia in terra che per mare, in modo da permettere la migliore fruizione e valorizzazione di questo angolo particolarmente suggestivo della nostra provincia.  

 

 

Monte Cofano

Iris planifolia

Sentiero con torre di S. Giovanni

Monte Cofano innevato

Giummarra

Omu di Cofano

Grotta del Crocifisso