Lo scrittore Samuel Butler, amico di Trapani

Di Piero Messina


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L’autore inglese Samuel Butler (1835-1902) rientra a buon diritto tra le personalità di spicco che hanno dato lustro all’Italia e alla nostra Sicilia all’estero. Nessuno più di lui ha amato tanto profondamente un paese straniero per i paesaggi, l’architettura, la lingua e gli abitanti. E le mete preferite dei suoi viaggi erano Varallo, Roma, Calatafimi e infine Trapani dove scese inizialmente, nell’agosto del 1892, per trovarvi corrispondenze geografiche con l’Odissea, e successivamente anche per rivedere i cittadini divenuti suoi cari amici.

In The Authoress of the Odyssey (1897), infatti, sostenne che il poema non fosse di Omero bensì di una donna trapanese che nel descrivere le isole di Scheria e Itaca aveva ben presente la configurazione della sua città e delle isole Egadi. Secondo il volere dell’autore, il manoscritto originale dell’opera è ancora oggi conservato presso la Biblioteca Fardelliana di Trapani.

Iconoclasta quasi per vocazione, Butler ha combattuto tutta la vita una difficile lotta contro la “priggishness” (pedanteria) e la pretesa moralità dell’intera società vittoriana (Erewhon, 1872), riuscendo a mettere in discussione i capisaldi dell’establishment inglese, quali la Bibbia (The Fair Haven, 1873) e Shakespeare (Shakespeare’s Sonnets Reconsidered, 1899), per manifestare le sue idee originali, animato inconsciamente da una sorta di vena infantile poiché dietro questi attacchi si celava la volontà di fare arrabbiare l’autorità che associava al padre, il suo “most implacable enemy” (nemico più implacabile) stando alle sue parole. Essendo nipote di vescovo e figlio di sacerdote, è destinato, fin dalla più tenera età, a seguire le orme paterne finché non si ribella coraggiosamente preferendo la carriera artistica a quella ecclesiastica.

Non ricevette affetto nemmeno dagli altri componenti della famiglia e i particolari della sua sfortunata infanzia, ricca di coercizioni, sono descritti minuziosamente nel capolavoro autobiografico postumo The Way of All Flesh (1902). Il romanzo è una denuncia del sistema educativo del tempo e un’esposizione della sua teoria della “memoria ereditaria”, basata sull’evoluzionismo darwiniano: narrando la vita di cinque generazioni del protagonista, l’autore vuole dimostrare come ogni personaggio eredita la personalità del proprio predecessore, che lo induce ad imitarlo nel modo di agire dinanzi alle medesime situazioni. Una rielaborazione, insomma, della “selezione naturale”, con la differenza sostanziale che l’individuo si adatta alle nuove variazioni ambientali attraverso la volontà e non, come sostiene Darwin, per puro caso.

Altre opere “scientifiche” sono Life and Habit (1878), Evolution Old and New (1879), Unconscious Memory (1880) e Luck or Cunning? (1887), mentre saggi di critica d’arte sono Ex Voto (1888), riguardante il santuario e il sacro monte di Varallo, e Alps and Sanctuaries of Piedmont and the Canton Ticino (1881), nella cui introduzione spiega: “I have chosen Italy as my second country, and would dedicate this book to her as a thank-offering for the happiness she has afforded me”.[1]

Butler non riuscì mai a trovare un editore disponibile a pubblicarne i libri, dovendo provvedere personalmente a sue spese e rammaricandosi del loro insuccesso (ad eccezione di Erewhon). L’eclettismo della sua personalità (fu anche pittore, musicista, filosofo) gli alienò le simpatie della critica che lo riteneva un dilettante nei più svariati campi della cultura. Tuttavia, sebbene le teorie bizzarre gli distrussero in vita la reputazione, oggigiorno sono servite a far conoscere il suo talento alle future generazioni.

L’ipotesi sull’origine siciliana del poema omerico, per esempio, all’epoca della sua formulazione, fu accolta con indifferenza dall’Inghilterra (The Authoress of The Odyssey vendette solo 200 copie!); maggior interesse destò invece nell’adorata città mediterranea dove un gruppo di intellettuali locali diede vita a diversi dibattiti, schierandosi pro e contro. Ancora ai nostri giorni, a Trapani, si è continuato a discutere di questa teoria in due importanti convegni internazionali nel 1990 e nel 2000, questa volta per accettarla solamente come un fatto di cultura popolare, dimostrando tutta la grandezza e l’importanza attuale dell’autore inglese.



[1]  Trad.: “Ho scelto l’Italia come mia seconda patria e vorrei dedicarle quest’opera come ringraziamento per la felicità che mi ha dato”.