Atmosfere mediterranee nella pittura di 
Enzo Romeo

Di Alberto Amoroso

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Natura morta, olio su tela 1960

Ho conosciuto Enzo Romeo nel suo studio di via Marino Torre un pomeriggio di alcuni mesi fa. Giungevo da lui con la speranza che accettasse di rimettere mano ad un suo quadro giovanile acquistato parecchi anni addietro dalla mia famiglia  e danneggiatosi a causa di una caduta. Nella penombra della stanza, fra odori di essenza di trementina e di olio di lino, mi parlava dello stile di Van Gogh e di una Madonna di Leonardo, mentre con interesse passavo in rassegna le numerose tele complete e incomplete che ricoprivano le pareti.

Raffiguravano scorci con vecchie case addossate l’una all’altra o isolate nella campagna, nature morte con fiori caoticamente distribuiti, vaghi paesaggi marini in cui si stagliavano sagome umane nette e slanciate. Il tutto rappresentato con fare estremamente sintetico che conferiva ai soggetti purezza ed essenzialità. Fra questi ultimi in particolare, ricordo la sagoma del “salinaio”, tutta raccolta in se stessa, testimone di una solitudine riflessa pure nel vuoto dello spazio circostante.

  Ad ogni cosa Romeo sa infondere un soffio di vitalità insieme a un senso di fragilità, forse un presentimento di dissoluzione, perché tutto è colto nel corso della sua esistenza, in un moto che continua sulla tela. Ed è così che nascono le nature morte e i paesaggi dove le case e i vari oggetti consumati dal tempo e dall’uso, hanno la stessa energia degli esseri umani che se ne servono. Ma Romeo è soprattutto uno straordinario interprete dei luoghi in cui vive e opera. Perfino quando non sembra lasciare spazio ad alcun riferimento tangibile, riesce sempre a fare emergere, tramite l’accostamento dei colori e la resa della luce, i segni di una mediterraneità che è l’essenza stessa della sua pittura. Per rendersene conto basta osservare le sue distese di terreno brullo culminanti in ristretti orizzonti marini, le case immerse nella campagna o i balconi che si aprono a crepuscoli dalle atmosfere rarefatte, fra cui ricordo quello con la tenda che agitata dal vento aleggia come un fantasma, velando una parte del paesaggio retrostante.

Pur non essendo riconducibile ad alcuna specifica corrente, l’opera di Enzo Romeo rientra sempre nel solco del figurativismo; neppure quando la pennellata si fa più veloce, vibrante e la forma appena accennata, giunge all’astrazione. La realtà non viene semplicemente osservata, bensì pensata e rielaborata nel chiuso dello studio, trasfigurata da sensazioni, stati d’animo, ricordi, che si risolvono spesso in atmosfere fredde dove predominano i grigi e gli azzurri.

Sono ormai distanti gli anni degli esordi in cui, appena ventenne, dipingeva con furore espressionista. A quel periodo appartengono le composizioni con i lumi, i candelabri e le bottiglie dalle forme  esageratamente allungate come i personaggi dei quadri di El Greco, e i frutti rossi simili a globi arroventati.

 

Natura morta, olio su tela 1960

Salinaio, 2002 Balcone, olio su tela 1999

Paesaggio, olio su tela 1999 Natura morta, olio su tela 1999

Paesaggio, olio su tela 1999 Sud, 2002