Testo di Giovanni Virzì





Home
         
Trapani & Trapani

 

Foto di Giovanni Virzì e Alberto Amoroso

Posto su un isolotto a difesa del porto di Trapani, questo castello è uno dei migliori esempi di architettura militare in Sicilia e la sua storia plurisecolare segue quella della città come è espresso dal detto popolare Cchiù vecchiu dà Culummara, riportato dal Pugnatore.

Secondo alcune fonti la fortezza sarebbe opera dei fuggiaschi Troiani fuggiti dalla loro patria dopo la sconfitta nella guerra contro gli Achei e approdati in Sicilia, nel XIII secolo a.C., ma su tale ipotesi leggendaria manca qualsiasi prova storica.

Conviene invece rifarsi alla notizia data dallo storico Diodoro Siculo che attribuisce la prima edificazione al cartaginese Amilcare Barca (dal fenicio baraq, fulmine), padre di Annibale il quale, intorno al 260 a.C., eresse la torre chiamata Peliade al posto di un preesistente faro.

Il nome derivava dalla vegetazione erbacea spontanea che la circondava e vista da lontano, faceva pensare ad un tappeto di peli.

Nel 167 a.C. l’isolotto venne preso dal console romano Numerio Fabio Buteone che nel giro di una sola notte ne sterminò gli abitanti.

La torre fu poi abbandonata e ridotta a nido di colombe (da ciò deriva il suo nome) che la utilizzavano come punto di partenza della loro migrazione verso l’Africa ed è perciò possibile che essa fosse sede dei riti pagani delle Anagogie e Catagogie, legati al culto della dea Venere ericina.

Per diversi secoli non si hanno più altre notizie sulla sua sorte fino alla dominazione musulmana. Alcuni storici trapanesi attribuiscono infatti agli Arabi di averla riadattata a faro, ponendo sulla sua sommità un fuoco.

Durante l’epoca delle Crociate (1096-1274) ed il periodo svevo-angioino essa svolse un ruolo di difesa e segnalazione.

Nel 1320, sotto il regno di Federico III d’Aragona, la Colombaia fu riparata da Sergio Riccioli. Forse in tale occasione venne costruita la torre dalla forma ottagonale pervenuta fino ai nostri giorni.

Durante il 1360 la fortezza ospitò per tre giorni Costanza di Castiglia in procinto di sposare Federico il Semplice, la quale non venne fatta entrare a Trapani per ordine di Guido da Ventimiglia, timoroso che ella potesse sottrargli la prefettura della città.

Nel 1408 il castello fu dotato di un pontile da parte di re Martino il giovane, in occasione dello sbarco a Trapani della sua seconda moglie Maria.

Durante il XV° e XVI° secolo la fortezza venne costantemente ampliata e rafforzata nell’ambito del potenziamento delle difese costiere voluto dai regnanti spagnoli.

Nel 1550 sotto il Viceré Giovanni De Vega furono installate delle artiglierie e realizzato lo scavo di un fossato tra l’isolotto e le mura della città mentre, già tre anni prima, la fortezza era stata dotata di una guarnigione fissa che contava un castellano ed il suo vice, un cappellano, 2 bombardieri, 2 portieri e 28 soldati.

Sotto il regno di Filippo II di Spagna, nel 1586, la fortezza fu ulteriormente ampliata dall’architetto fiorentino Camillo Camilliani che, insieme allo Spannocchi, progettò anche un sistema difensivo composto da una trentina di torri che ancora oggi orlano le coste della nostra provincia, costruite per prevenire le frequenti scorrerie dei corsari saraceni.

Nel 1607, durante il regno di Filippo III di Spagna, il castello fu dotato di un ponte.

Una lapide marmorea affissa sulle mura del bastione orientale, identica a quella presente sulla facciata di torre di Ligny, testimonia la contemporanea costruzione delle due opere nel 1670 per iniziativa del Viceré Don Claudio La Moraldo, principe di Lignè, incaricato dal Parlamento Siciliano di fortificare la città, probabilmente su progetto dello stesso architetto Carlos De Grunembergh.

Durante il Settecento la fortezza cessa la sua prerogativa militare e già dal 1821 comincia ad ospitare dei carcerati tra cui alcuni patrioti del Risorgimento come Michele Fardella di Mokarta che partecipò alla battaglia dei garibaldini a Calatafimi.

Venne impiegata come carcere fino al 1965 e da allora è stata completamente abbandonata fino al 1993 con il restauro conservativo a cura degli architetti Filippo Terranova e Giovanni Vultaggio.

Il maggior pregio architettonico della fortezza è dato dalla torre di forma ottagonale che lo storico dell’arte Vincenzo Scuderi nel suo testo "Arte medievale nel Trapanese" attribuisce al primo periodo della dominazione aragonese, agli inizi del trecento, riconducendola a precedenti architetture militari sveve come il Castello di Federico ad Enna e Castel del Monte in Puglia.

Alta 32 metri, è composta da quattro piani sovrapposti di cui il primo era adibito a cisterna, mentre l’ingresso originario si trovava al secondo che si collegava al vano superiore con una scala a sbalzo. I due piani inferiori presentano dei pilastri, al contrario nei due superiori si trovano delle semicolonne angolari che sottendono i costoloni delle volte ad ombrello.

Esistono diverse ipotesi sul futuro utilizzo di questo importante monumento come quella che suggerisce di destinarlo a sede di un museo del mare in correlazione con il porto turistico, ancora allo stato di progetto, che dovrebbe sorgere nelle acque antistanti.

A tutt’oggi però, nonostante tutti i buoni propositi di recupero ciclicamente manifestati, specie in tempo di elezioni comunali dai vari candidati di turno, la Colombaia continua a condividere il destino di numerosi altri complessi abbandonati o sottoutilizzati, come le mura di tramontana di Trapani.

Tali strutture dovrebbero invece essere non solo recuperate nella loro architettura, anche mediante una tempestiva richiesta di fondi strutturali messi a disposizione dall’Unione europea, ma soprattutto diventare dei volani per le modeste economie dei rispettivi territori attraverso una intelligente collaborazione tra enti pubblici ed imprenditori privati.

Colombaia

colombaia vista dal lazzaretto

Foto di Antonino Galofaro

 

Stemma araldico spagnolo

Interno Colombaia

Colombaia, torre ottagonale trecentesca