A PESCA NELLA RISACCA

Di Dario Tartamella

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Molti pescatori, quando il mare si imbianca e le onde si frangono schizzando alte sugli scogli, cercano un ridosso dove poter tranquillamente pescare, magari in un posto di ripiego, ma riparato.

Io, invece, non avendo un mezzo nautico e praticando esclusivamente l’aspetto e l’agguato, ho imparato, constatandone i vantaggi, a pescare con il mare mosso.

In queste condizioni, tratti di costa dove altrimenti sarebbe difficile vedere una pinna, si popolano e le possibilità di fare carniere aumentano considerevolmente.

 

Zone di pesca:












I VANTAGGI

 

1)      Sparizione dal sottocosta di elementi di disturbo quali: mezzi nautici, cannisti, altri sub, ecc….

2)      Iperattività dei pesci.

3)      Ottima copertura sonora e visiva e quindi maggiore facilità nell’avvicinare la preda, quasi  sempre intenta a nutrirsi o a cacciare in questa situazione.

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GLI SVANTAGGI

 

1)      Maggiori problemi di acquaticità e fatica.

2)      Rischi di infortuni.

3)      Mal di mare, per chi lo soffre.

4)      Maggiore usura dell’attrezzatura.

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PIANIFICAZIONE DELLA BATTUTA

 

Innanzitutto bisogna pianificare per bene la battuta poiché una buona strategia è il presupposto migliore per una fruttuosa pesca.

Dobbiamo considerare:

1)      Le condizioni meteo-marine e possibile evoluzione delle stesse.

2)      Punto di ingresso in acqua, il quale ci deve garantire, qualora le condizioni meteo peggiorino, di potere agevolmente uscire dall’acqua senza crearci problemi di sorta che nel qual caso si risolvono in infortuni da non sottovalutare. – Sicurezza in primis –

3)      Condizioni di visibilità in acqua: “determinanti”.

      Solo dopo una approfondita conoscenza del luogo di pesca prescelto, potremo in base al vento dominante (ed eventuali correnti) o condizioni dei giorni precedenti, valutare che qualità di visibilità potremo trovare ed in base a ciò, impostare la nostra battuta di pesca: scegliere la lunghezza del fucile da adoperare; il tipo di muta; le tecniche di caccia; la pesata; l’eventuale utilizzo dello schienalino; batimetriche alle quali operare.

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ATTREZZATURA

 

Le pinne debbono avere una scarpetta comoda, pale non troppo rigide poiché dovremo pinneggiare quasi constantemente ma comunque  debbono garantire una buona spinta per contrastare le correnti generate dai marosi.

La muta deve essere necessariamente foderata esternamente, sconsigliabile il nero, molto visibile nel luminoso ambiente del bassofondo; meglio un capo mimetico o un mix di mute diverse (giacca e pantaloni) che spezzano l’immagine del subacqueo.

La zavorra deve essere ben equilibrata in base allo spessore della muta e ci deve dare la possibilità di scivolare silenziosamente tra gli anfratti rocciosi senza affaticare, quindi è meglio optare per una diversa distribuzione dei pesi.

Io utilizzo uno schienalino da quattro kg. di peso più cintura e cavigliere da mezzo kg. per contrastare la spinta positiva dei calzari.

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L’ARMA

 

Personalmente in queste condizioni adopero esclusivamente arbalete di diverse misure; precisi, silenziosi e veloci, si caricano facilmente e sono molto robusti ed affidabili.

Ovviamente più il mare sarà mosso meno lungo sarà il fucile anche perché bisognerà tenere presente l’intorbidimento dell’acqua e la conseguente diminuzione della visibilità.

In condizioni di visibilità sufficente (entro i quattro-cinque metri) e leggera risacca, utilizzo un arbalete da 90 o 100 con fusto in carbonio, asta da 6 mm. ed elastici da 16 mm. che mi permette di effettuare tiri al libero rapidi e precisi ed al tempo stesso mantiene un’ottima brandeggiabilità anche effettuando agguati nella schiuma.

Con mare molto mosso o molto mosso e visibilità limitata opto per un 82 (misura anomala, creato accorciando il fusto ad un 90) o un 75, ambedue con fusto circolare, asta da 6 mm. ed elastici da 16 mm., senza mulinello.

L’ottantadue mi permette di tirare con buona gittata al libero e rimane brandeggiabile nella risacca grazie al fusto di sezione circolare ed all’assenza del mulinello, inutile in queste condizioni.

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LE ZONE DI PESCA

 

Il litorale Trapanese è molto variegato dal punto di vista dei fondali.

 

DALLA COLOMBAIA A TORRE DI LIGNY

 

Fondale composto da grotto, posidonia, intervallato da chiazze di sabbia.

Profondità variabili, comunque contenute entro i dieci-quindici metri.

Orate, spigole, saraghi e cefali di ottima taglia.

In questa zona bisognerà valutare di volta in volta la direzione del vento e l’intensità del moto ondoso in quanto l’acqua potrebbe essere troppo torbida a causa della vicinanza del porto e del fondale sabbioso, quindi potrebbe non garantire condizioni accettabili di visibilità.

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LIDO VALDERICE

Fondale a prima vista insignificante, che invece riserva gradite sorprese.

Su un bassofondo sabbioso attorno ai 4, 5 metri si trova una lunga serie di scogli caratterizzati da numerose tane profonde e comunicanti tra loro; un vero labirinto dentro il quale sono soliti nascondersi branchi di saraghi da insidiare con armi medio-lunghe.

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MONTE COFANO

 

Il monte si erge imponente e i suoi fondali sono tra i più belli dell’intero litorale.

Sono ideali, in inverno, per spigole e saraghi.

La zona di fronte a punta del saraceno degrada rapidamente fino a 25 metri di profondità.

Qui nei mesi caldi si vedono grosse cernie smaliziate.

Lo scoglio Scialandro è conosciuto per il passaggio di pelagici, soprattutto lungo il versante rivolto al largo.

Va da sé che l’aspetto è la tecnica da prediligere anche se le batimetriche sono elevate  la corrente quasi sempre forte.

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FOTO

 

Cefalo Orata

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