La macchina fotografica

REFLEX E COMPATTE A CONFRONTO

   Di Alberto Amoroso

     

                                           

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La parola fotografare deriva dal greco e significa letteralmente “scrivere con la luce”. Per fare una fotografia abbiamo infatti bisogno che la luce illumini i vari elementi della realtà che vogliamo riprodurre, rendendoli così visibili all’occhio umano e riproducibili sulla pellicola che è fatta con materiale sensibile alla luce. Inoltre è indispensabile l’utilizzo di una macchina fotografica con cui esporre la pellicola alla luce di volta in volta necessaria per ottenere l’immagine desiderata. Attualmente sono in commercio diversi tipi di macchine fotografiche, ma le più note e diffuse sono senza dubbio le reflex formato 35mm e le compatte.

Le prime si caratterizzano innanzi tutto per il fatto che il mirino è rivolto ad uno schermo interno dove, grazie a uno specchio, viene proiettata la stessa immagine inquadrata dall’obiettivo (figura a lato).

Le seconde invece hanno una semplice finestrella composta da due vetrini che permette di guardare direttamente attraverso (mirino galileiano). In questo caso l’immagine inquadrata dall’obiettivo non coincide con quella visibile dal mirino. Ciò non crea problemi quando si tratta di fotografare elementi che si trovano a più di un metro e mezzo di distanza, ma quando il soggetto si trova entro 1,5 metri, provoca invece una divergenza fra l’immagine osservata dal mirino e quella rilevata dall’obiettivo che sarà impressa sulla pellicola (errore di parallasse).

Un’altra differenza significativa riguarda le modalità di esposizione della pellicola e l’impostazione delle variabili tempo e diaframma ad essa correlati.

Per esposizione intendiamo la regolazione del quantitativo di luce da fare giungere sulla pellicola per ottenere un’immagine fotografica. Tale regolazione si effettua impostando il diaframma, cioè stabilendo la larghezza dell’apertura dell’obiettivo e un tempo di scatto,ovvero la frazione di tempo (ad esempio 1/125 di secondo, 2 secondi ecc…)  in cui la pellicola riceverà la luce che passa attraverso il diaframma. Sia nelle reflex che nelle compatte è istallato l’esposimetro,un dispositivo in grado di stabilire il giusto quantitativo di luce di volta in volta necessario, suggerendo la giusta combinazione tempo/diaframma per avere una resa corretta dell’immagine, senza un’eccessiva esposizione (sovraesposizione: foto troppo chiara,slavata), né un’esposizione scarsa (sottoesposizione: foto troppo scura).

Nelle reflex abbiamo un’ampia serie di tempi di scatto (di solito da 1 secondo a un 1/2000 di secondo) e una scala di aperture di diaframma variabile a seconda dell’obiettivo montato.

Potremo così stabilire manualmente la combinazione di valori che riteniamo più opportuna nella specifica circostanza e consultare poi l’esposimetro per vedere se questa garantisce o meno una corretta esposizione (nell’ultimo caso sarà necessario modificarla seguendo le indicazioni dell’esposimetro).

Nelle più moderne reflex tutte queste operazioni possono essere effettuate a scelta, sia manualmente dal fotografo che automaticamente dalla macchina. E’ chiaro che la manualità può garantire una regolazione più precisa o quantomeno confacente alle esigenze creative del fotografo ed in definitiva un miglior controllo dell’immagine.

Nelle compatte non è invece possibile effettuare alcuna regolazione manuale, ed è oltretutto molto più limitata la scala di tempi e diaframmi che la macchina, dopo aver letto l’esposizione, utilizzerà per creare una corretta combinazione.

Di conseguenza potremo ottenere  una giusta esposizione in condizioni di luce particolarmente difficili, soprattutto quando l’illuminazione è scarsa. Non è infine possibile sostituire l’obiettivo come nelle reflex.

 

Schema del percorso compiuto dalla luce all'interno di una reflex 35mm.

Diaframma: E’un sistema di lamelle che forma un foro all’ interno dell’obiettivo dal quale passa la luce che va a raggiungere la pellicola. Si può variare la sua larghezza aprendolo o chiudendolo come l’iride di un occhio. La regolazione avviene secondo un sistema a scatti,  ciascuno contrassegnato da un numero, che possono andare,a seconda dell’obiettivo da F1 ad F32. Più il numero è basso, più il diaframma è aperto. Naturalmente, tanto minore sarà la quantità  di luce che illumina il soggetto, tanto più aperto dovrà essere il diaframma, per consentire un maggiore ingresso di luce al momento dello scatto.   Torna su

Tempo: E’ la durata dell’esposizione della pellicola alla luce, può andare da frazioni di secondo fino ad alcuni minuti. Si chiama otturatore il meccanismo attraverso cui si regola il tempo. E’costituito da una serie di tendine che coprono la pellicola ed aprendosi al momento dello scatto per tutta la durata corrispondente al tempo impostato, permettono alla luce di raggiungerla. Tanto minore è la quantità di luce che illumina la scena, tanto più lungo dovrà essere il tempo impostato.       Torna su

Reflex formato 35mm:Si definiscono così le reflex che montano le usuali pellicole che usiamo anche per le compatte, la cui altezza comprensiva delle parti perforate, misura appunto 35mm. Questo formato viene anche definito Leica dal nome della gloriosa casa tedesca che per prima produsse una fotocamera su cui era adottato.               Torna su